Comitato Nazionale Celebrazioni Pucciniane
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La Fanciulla del West

Emmy Destin (Minnie), Pasquale Amato (Jack Rance) e Enrico Caruso (Dick Johnson). New York, Metropolitan Opera House, 1910.
La Fanciulla del West: Foto di scena
Proprietà Museo Teatrale alla Scala Fanciulla del West: foto di scena-Museo Teatrale alla Scala
Angelo Paravicini, Atto. I. Roma, Teatro Costanzi, 12 giugno 1911 e Milano, Teatro alla Scala, 29 dicembre 1912.
La Fanciulla del West: l'interno della Polka. 
Proprietà Archivio Ricordi Milano Fanciulla del West: l'interno della Polka-proprietą Archivio Ricordi

Opera lirica in tre atti
Libretto di Guelfo Civinini e Carlo Zangarini
Fonte: dal dramma The Girl of the Golden West di David Belasco

Prima rappresentazione: New York, Metropolitan Opera House, 10 dicembre 1910. Prima volta che un'opera di Puccini viene presentata direttamente su un palcoscenico estero.

Direttore d'orchestra Arturo Toscanini

Messa in scena curata da Tito Ricordi, figlio di Giulio Ricordi

Interpreti
Pasquale Amato, baritono nei panni dello sceriffo Jack Rance;
Enrico Caruso, tenore nei panni del bandito Dick Johnson/Ramerrez;
Emmy Destinn, soprano nei panni di Minnie;
Adamo Didur, basso nei panni di Ashby;
Dinh Gilly, baritono nei panni di Sonora;
Marie Mattfield, mezzosoprano nei panni di Wowkle;
Edoardo Missiano, basso nei panni di José Castro;
Antonio Pini Corsi, baritono nei panni di Happy;
Albert Reiss, tenore nei panni di Nick;
Vincenzo Reschiglian, baritono nei panni di Bello;
Giulio Rossi, baritono nei panni di Sid;
Andrea De Segurola, baritono nei panni di Jake Wallace;
Bernard Begue, basso nei panni di Larkens;
Georges Bourgeois, basso nei panni di Billy;

Personaggi
Minnie, gestisce il Saloon "Polka", soprano;
Jack Rance, sceriffo, baritono;
Dick Johnson, falsa identità di Ramerrez, bandito fuorilegge, tenore;
Ashby, agente della compagnia di trasporti Wells-Fargo, basso;
Nick, cameriere della "Polka", tenore;
Larkens, minatore, basso;
Jake Wallace, menestrello, baritono;
Sid, minatore e baro nel gioco, baritono;
Sonora, minatore, baritono;
Happy, minatore, baritono;
Bello, minatore, baritono;
Joe, minatore, tenore;
Billy, indiano pellirosse al servizio da Minnie, basso;
Wowkle, donna indiana di Billy al servizio da Minnie, mezzosoprano;
Josè Castro, meticcio della banda di Ramerrez, basso.

Il lavoro su La Fanciulla del West prese vita in sordina nel 1907. Puccini era arrivato a New York con Elvira il 23 gennaio per assistere alla Manon Lescaut in scena nel ricco cartellone pucciniano del Metropolitan Opera House che prevedeva anche la rappresentazione di Tosca, La Bohème e di Madama Butterfly. Quella fu la sua prima esperienza nell'America del Nord così decise di fare di necessità virtù andando ad esplorare ambienti e risvolti culturali per colmare la sua sete di personaggio. Infatti, aveva appena finito di risistemare la tormentata Madama Butterfly per darla in scena all'Opéra-Comique a Parigi (28.12.1906) e si era "perso" dietro soggetti come Maria Antonietta, proposta e caldeggiata da Illica, o come Conchita di Pierre Louys o A florentine Tragedy di Oscar Wilde. Un tormento. Il personaggio non veniva nelle sue note, il rapporto con Illica si era ormai dissolto dietro il rifiuto del Maestro di comporre sul dramma di Maria Antonietta. Tutto ciò spinse Puccini ad un approccio poco entusiasta nei riguardi di The Girl of The Golden West, presentatagli proprio in America come uno dei migliori drammi a lieto fine di David Belasco, in cartellone al Belasco Theatre di New York da due anni. L'ambiente del West lo attraeva ma rinnegava, comunque, il cattivo gusto e le vecchie regole con cui gli americani lo mettevano in scena. La Girl era il personaggio che gli avrebbe permesso da un lato di dipingere in note un ricco e spettacolare ambiente scenico sì da sfruttare il suo talento descrittivo, e dall'altro di sperimentare nuove tecniche per rendere la musica l'espressione simbiotica dell'azione e del dialogo.
Tito Ricordi affidò la stesura del libretto a Carlo Zangarini ma Puccini non apprezzò particolarmente il lavoro prolisso del librettista, così affidò la revisione complessiva a Guelfo Civinini, letterato livornese. La composizione su Fanciulla fu sofferta anche in virtù delle tristi vicende che sconvolsero la vita privata del Maestro. Una composizione che, comunque, riuscì per quello che è oggi: una vera grande novità dello stile pucciniano. Con la Fanciulla, infatti, Puccini inizia un prezioso percorso di rivalutazione della sua composizione, aprendola alle sfide del teatro musicale del ‘900, che andrà completando con La Rondine, Il Trittico e sublimandola nell'incompiuta Turandot. Nella Fanciulla, infatti, la scrittura orchestrale raggiunge una elevata raffinatezza e si perfeziona, inoltre, l'armonia allineandosi ai canoni ed alle conquiste del teatro d'inizio secolo.
Puccini compie questo passo in avanti partendo dalle chiavi di lettura musicale della sua Tosca. Ci sono, infatti, diverse analogie tra la Girl ed il dramma di Floria Tosca. Ancora una volta Puccini si misura con il dramma d'azione dove la musica necessariamente deve calzare il pathos della scena. Ancora una volta la storia ed il dramma si modella tutto su una figura femminile giustiziera, redentrice. Ancora una volta si delinea forte il dramma amoroso triangolare: Jack Rance, il corrotto sceriffo, è in tutto spietato come lo fu Scarpia; Dick Johnson, il fuorilegge idealista, ha la stessa voglia di redenzione amorosa che ebbe Cavaradossi; Minnie è il desiderio al centro della scena, colei che è idealizzata a stemma della passione salvifica dallo sceriffo corrotto tanto quanto dal fuorilegge.
Ancora una volta Puccini da il meglio di sé nell'arte descrittiva musicale per dipingere l'ambiente del gold rush, delineare l'azione e non solo gli stati d'animo. Usa motivi autentici americani ("Dooda-dooda-day", I atto) e canzoni folkloristiche (The Old Dog Tray) avvalendosi, persino, di invenzioni strumentali quali la "macchina del vento" per riprodurre il suono tremolante delle campane attivate elettricamente. È qui, infatti, che Puccini può essere davvero ritenuto il precursore dell'arte cinematografica.

Se la prima de La Fanciulla del West (Metropolitan Opera House, New York, 10.12.1910) ebbe un'accoglienza davvero clamorosa con oltre quaranta chiamate al proscenio, è vero anche che la critica evidenziò da subito alcuni difetti nel rinnovato stile pucciniano. In primis risuonò pesantemente il lungo primo atto, dove Puccini impiega una grande orchestra, grandi effetti speciali strumentali per descrivere l'ambientazione e lo stato d'animo dei minatori. Ma è proprio qui che si cela l'inventiva musicale del Maestro: niente più vere e proprie romanze ma prende forza il dialogo, l'assolo in stile arioso che non può essere chiuso in un unico pezzo. Ogni episodio, infatti, è un brano cantabile che, pur mancando della pregnanza dei capolavori passati, è inserito all'interno di scene in stile di conversazione dove le espressioni musicali e recitative si intrecciano e si alternano liberamente. Venne, inoltre, evidenziato il limitato amalgama tra la musica e le parole: Puccini, infatti, si curò assai meno che in passato della rispondenza tra pensiero musicale e testo letterario mentre dedicò ogni suo sforzo a far parlare l'orchestra. Anche la credibilità della redenzione di Johnson per amore di una già poco convincente Minnie venne messa in discussione. Ma Minnie è senza dubbio l'eroina più nuova del repertorio pucciniano: in lei si intreccia il senso giovanile e ardito con la saggezza di una creatura votata al Signore, la passionalità forte ed immediata si mischia al coraggio smaliziato che culmina nella partita a carte truccata dalla stessa protagonista. In realtà, quindi, non era la multisfaccettata Minnie a non convincere, era il nuovo stile pucciniano che lo rendeva, agli occhi della critica, lontano da Mimì e vicino alla poetica del ‘900, all'estetica wagneriana. Un vero trapasso al quale la critica, soprattutto italiana, non era ancora pronta.

TRAMA
In un campo di minatori della California, nei giorni della febbre dell'oro. 1849-1850.

Primo atto.
Alla Polka

Il sipario si alza sulla "Polka", il Saloon di Minnie. Sulla scena compaiono i minatori che prendono posto nel locale giocando a carte e bevendo whisky in attesa dell'arrivo di Minnie. I minatori parlano di loro stessi, della loro nostalgia per la casa e per la famiglia e lo fanno usando i temi del folklore americano. Il calore della malinconica lontananza nelle note del menestrello Wallace accentua il loro essere persone semplici ma generose, dure e rozze ma estremamente sentimentali. Il colore alla scena è dato dal contrasto tra questa gentilezza d'animo e il loro essere abili bari nel gioco, giustizieri sommari della truffa di Sid, così come violenti contendenti della bella Minnie. È proprio Minnie a sventare la lite tra Sonora e lo sceriffo Rance. La protagonista, quindi, calca la scena presentandosi come una donna forte e decisa che tratta gli uomini usando i loro stessi mezzi. Una grande sonorità la accompagna finendo per smorzarsi per evidenziare il suo lato dolce, il suo essere ideale femminile per tutti i minatori del Saloon, colei la quale è desiderata con rispetto, che custodisce l'oro e al contempo insegna loro la Bibbia. "Non v'è al mondo peccatore cui non s'apra una via di redenzione". Minnie legge il salmo 51 di David e preannuncia, così, al pubblico il suo potere redentore che sarà pieno solo alla fine dell'opera. La scena, che descrive la sacralità del profano, si mischia con l'annuncio della trappola che Ashby intende sottendere per la cattura del bandito Ramerrez, il cui volto è sconosciuto a tutti tranne che all'amante Nina Micheltorena. Ed è proprio per celebrare la concezione dell'amore della protagonista che Puccini la isola nel suo dialogo con Rance il quale, non smentendo il suo cinismo, la corteggia offrendole mille dollari in cambio di un suo bacio. Ma Minnie non si fa comprare e, proprio mentre intona il suo desiderio di essere amata, fa il suo ingresso in scena il bandito Ramerrez, Dick Johnson. Il feeling tra i due è immediato tanto da destare la gelosia dei minatori avventori del locale e dello sceriffo che aizza i ragazzi contro il forestiero Johnson. È Minnie che sventa, nuovamente, il rozzo contendersi che si tramuta, dunque, in un invito alle danze. Il valzer cessa quando entra in scena il bandito José Castro, della banda di Ramerrez, che si è fatto catturare per sviare l'attenzione e permettere al suo capo di mettere a punto la rapina ai danni dei minatori. La scena si svuota. Restano protagonisti solo Minnie e Johnson. Questo sarebbe il momento propizio per assegnare il colpo ma in Johnson prevale l'amore per la tenera Minnie dal "viso d'angelo". È proprio il tema dell'amore della protagonista che chiude il primo atto sancito dal coro fuori scena e da un impasto sonoro di grande interesse.

Secondo atto.
Nella casa di Minnie

Il sipario si apre su una scena di colore folkloristico tra i due indiani al servizio di Minnie, Billy e Wowkle, che cantano la ninna nanna al loro piccolo. Non è solo scena bensì storia della vita del West vissuta da personaggi che fanno i conti con il loro essere "integrati" nell'America dell'oro e delle miniere. Ma oltre al colore dell'ambientazione questo atto è denso dell'amore, se vogliamo selvaggio eppur naturale e semplice, di Minnie e Johnson. Minnie da il suo primo bacio all'uomo che ha capito di amare dal primo momento e non esiste niente altro che domini la scena più della loro presenza, resa pathos dalla musica che contrappone la profondità invadente della passione con l'invadente perturbazione del mondo che li circonda (la bufera di neve che tenta di scardinare l'idillio amoroso senza alcun risultato). La scena dei due amanti che si coricano per non lasciarsi più è interrotta dall'arrivo di Rance, Nick e di Ashby che induce Minnie a trovare un nascondiglio per Johnson affinché nessuno lo veda con lei. Ma il gioco è presto rovinato: i ragazzi svelano a Minnie che lo straniero non è altro che il ricercatissimo bandito Ramerrez. Tutto succede in fretta perché Puccini vuole che il tempo e l'emozione siano dedicati alla delusione di Minnie ed all'amarezza di Johnson messi a confronto. Minnie incalza Johnson con il tono del disprezzo e a questi non resta altro che cercare di giustificare il suo essere capobanda per "eredità paterna" e lasciarsi travolgere dalla presa di coscienza di una redenzione amorosa svanita. Minnie lo spinge fuori di casa ma Johnson viene raggiunto da un colpo di pistola sparato dagli inseguitori nei paraggi. Minnie si pente di averlo dato in pasto al suo passato, è angosciata così lo recupera dalla soglia di casa per nasconderlo nel solaio. Rance sopraggiunge nella casa di Minnie seguendo le tracce di sangue che Ramerrez ha lasciato nella bufera fuori. Non ne scoprirebbe la presenza se non fosse che le gocce di sangue del ferito cadono dal solaio di Minnie sulla mano di Rance. Scoperto il ricercato, Minnie usa tutta la sua astuzia per salvargli la vita. Propone di giocare una partita a poker: se vince Rance avrà la vita di Johnson ed il suo tanto sospirato amore mentre se lo sceriffo perde Minnie avrà il suo uomo. Minnie bara ed ottiene, così, la salvezza del suo uomo.

Terzo atto.
Nella foresta californiana

È passata una settimana dalla partita a poker e la caccia al bandito non è ancora cessata. Rance, Ashby, Nick ed i cercatori sono pronti a riscuotere la rivincita contro Johnson e la tensione sale. Le azioni si accavallano eppure tutto si svolge in modo fulmineo. Puccini esprime in modo esemplare e chiaro il motivo della scena e lo fa mettendo in risalto i singoli episodi senza mai perdere il senso collettivo della narrazione. La tensione raggiunge il culmine con l'arrivo di Sonora che annuncia la cattura del bandito. L'euforia prende il posto della tensione, la grottesca frenesia dei cercatori si contrappone alla calma di Nick che si appresta ad avvisare Minnie. Johnson è consegnato alla giustizia della folla: Rance lo schernisce, i minatori lo accusano di furto e assassinio ma, soprattutto, di aver rubato l'amore puro di Minnie. A Johnson è concesso di parlare così impiega il tempo che gli è dato prima di morire dedicandolo a Minnie affinché ella lo creda "sovra una nuova via di redenzione". Un assolo, quello di Johnson, quasi cullato dal dolce andamento armonico che viene interrotto quando sopraggiunge selvaggiamente Minnie a cavallo con una pistola tra i denti. La furia iniziale della donna che, mentre si avvinghia al suo uomo minaccia chiunque osi toccarlo, lascia il passo ad un fare dolce e da brava insegnante, la figura di donna che ci è stata presentata mentre leggeva la Bibbia nel Saloon. Minnie si rivolge ai cercatori d'oro e a ciascuno ricorda ciò che lei ha fatto per loro, per alleviare la loro sofferenza, ricorda la sua incondizionata dedizione. Sonora è il primo a perdonare il bandito e ad adoperarsi per convincere i suoi compagni. Echeggia la suprema verità d'amore che tutto può persino redimere dagli sbagli. Ed è l'amore della folla per Minnie che permette il perdono di Johnson che, così, può riabbracciare la sua amata e vivere con lei una nuova vita serena ed onesta.

Alcune arie da La Fanciulla del West

  • Minnie, dalla mia casa son partito (Jacke Rance - atto I)
  • Laggiù nel Soledad (Minnie - atto I)
  • Tre Re (Jacke Rance - atto II)
  • È mio quest'uomo (Minnie - atto II)
  • Amaro! Paradiso, inferno, è quel che è (Nick - atto III)
  • Risparmiate lo scherno (Dick Johnson - atto III)
  • Ch'ella mi creda libero e lontano (Dick Johnson - atto III)
  • E anche tu lo vorrai, Joe (Minnie - atto III)